
Nome: Ale
Mi accarezzo il mento e, mentre sono fuori, sono dentro ad un remoto sito della mente, aperto un pò per caso, in questo corpo preso a nolo e sempre sotto sfratto. Tra i limiti del vero e dell' astratto...
strega29 in PASSA PAROLA...
enzas in LES - Lupus Eritemat...
Ale52 in PASSA PAROLA...
strega29 in PASSA PAROLA...
melina85 in LES - Lupus Eritemat...
passaggisegreti in PASSA PAROLA...
melina85 in SUI BANCHI DI SCUOLA...
oggi
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
marzo 2008
dicembre 2007
novembre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
visitato *loading* volte
- Ciao, posso disturbarti un attimo?
- Ciao a te. Certo chi sei? Non ti ho tra i miei contatti.
- Il mio nome non conta niente, forse neanche sono.
- Ho capito ma se ti parlo esisti. Avrai pure un none, un nick.
- Sono più virtuale di ogni tua conoscenza che dietro un nome nasconde sempre una realtà. In fondo non esisto ma ci sono. Ignoro e vengo ignorata. Ma è necessario per te saperlo?
- Non credo sia necessario, il più delle volte ritengo sia di fantasia, però aiuta a riconoscere le persone, se mai torneremo ad incontrarci.
- Prima o poi ci incontreremo.
- Raramente incontro chi conosco nel web, come fai a essere così sicura?
- Fa parte del mio lavoro.
- Certo che sei proprio strana e misteriosa. Comunque io mi chiamo Ale.
- Piacere Ale, io sono la Morte.
- Che nick macabro che hai scelto, eppure sembri socievole.
- Non è un nick, è il mio vero nome.
- Poca fantasia nella tua famiglia.
- Non ho famiglia. Ti sembrerà strano. Però ho un marito. Destino.
- Caspita mi sembrate la famiglia Adams. E a cosa devo l’ onore della tua visita?
- Non sempre c’ è un perché in tutte le cose, mi faceva piacere chiacchierare un po’. Cominciare a conoscersi un po’.
- Grazie per aver scelto me. Mi incuriosisce sempre parlare con persone nuove, si impara sempre qualcosa in più. Anche dalle altrui sofferenze.
- Già, io vivo nelle sofferenze degli altri.
- Ancora non riesco a capire se scherzi o mi prendi in giro. Che lavoro fai?
- Strano lavoro. Io aiuto a chiudere valige di ricordi, di cose fatte, di cose cominciate e non ancora finite, di cose ancora da fare.
- Sei proprio strana. E poi?
- E poi in una mano la valigia, nell’ altra il proprietario comincio un viaggio, di un attimo, anche se si va lontanissimo. E poi si ricomincia.
- Ma tu sei, veramente, la Morte?
- Si
- E perché ti fermi qui?
- Forse perché abbiamo qualcosa in comune.
- Non credo proprio.
- Invece si.
- No, non farei mai il tuo lavoro.
- Il lavoro è lavoro e non sempre si fa quello che piace. Ma il mio discorso era diverso. Sai, non capita quasi mai di parlare e ci sono momenti che non vorresti mai che fossero.
- Capisco, anche se non tutto, ma cerco di sforzarmi a seguirti. Ehi, non fraintendere, intendevo seguirti nel dialogo.
- Hai paura di me?
- Non credo di avere mai paura a parlare. Posso non essere d’accordo o in sintonia, ma cerco di rispettare gli altri. E, quando posso, salvaguardare me stesso, dalla cattiveria degli altri. Un po’ come fosse un’ autodifesa. Ma sono sempre alla ricerca di mondi nuovi.
- Sai? Io, invece, conosco sempre gente nuova, ma difficilmente riesco a parlare o stringere amicizie.
- Devi anche capire che il tuo lavoro non ti aiuta e non aumenta di certo la tua simpatia.
- Ho l’ aiuto di mio marito. In viaggi che io non farei mai.
- Per esempio?
- Non vorrei rattristarti l’ animo però lui si prende cura, virtuale come me, di quello che succede o che voi nel reale consentite che succeda. E non sai dei bambini, di infanzie negate, violate. Di adolescenti, che nella loro folle corsa verso la vita vanno incontro a viaggi senza poter riempire le valige; di attimi di pazzia, che, come virus, diventano sempre più collettivi. Enfatizzazioni, mode.
Prime pagine per apparire, forse per dimostrare a se stessi di esserci senza sapere che domani si gira pagina. Nessun rispetto degli altri ma neanche di se stessi. E tanto altro potrei dirti perché lo vedo ogni giorno. A forza di transitare, costantemente, nel vostro mondo, io virtuale, sono diventata più reale di tanti voi che diventate sempre più virtuali. Sempre presi a pensare a voi stessi, ad apparire più che ad essere. Siate voi stessi, senza falsità. Con i vostri pregi e difetti. Ma siatelo lealmente. Sinceramente.
- Sinceramente, non mi aspettavo parole così da te. In fondo, ti stai dimostrando una persona molto dolce. Trovo strano che tu vada a predicare queste cose proprio da me e con me. Mi trovi d’accordo su moltissime cose, e me ne dispaccio io più di te, perché con molti ho, ho potuto, ho offerto la possibilità di parlare e confrontarsi. In fondo è vero. Senza rubarti niente sto facendo anche io il tuo lavoro. Nel reale. Anche per me c’ è chi crede di vivere ed invece è già morto. Da un po’. Come se non esistesse più. Ma noi, e lo hai già capito, siamo persone strane. Difficili. E a volte capita di incontrare più morti che vivi. Posso chiederti un favore?
- Dimmi
- Nei tuoi viaggi che farai, se li riconosci, e per un attimo sono stati con te, ricordati di salutarmi
NERINO, LIDIO, ALDO, MARCELLA, CLARA. Li hai portati lontano, ma in fondo, geograficamente, lontani lo siamo sempre stati. E abbiamo imparato che le distanze non cancellano mai chi si è stati.
- Ok ma sicuramente loro già lo sanno.
- Certo che lo sanno. Perché ci sono e ci saranno sempre. Le loro valige di ricordi e di cose fatte sono sempre qui, nascoste sotto il letto. Non sono fotografie, non sono immagini, sono ancora persone e sempre lo saranno, perché hanno saputo dare. Ciao ora devo scappare.
- Ciao Ale. Alla prossima.
- Ciao.